Noi ci siamo!

lunedì scorso, 25 giugno, si è svolto a Pisa il primo incontro
di Pietro Grasso PIETRO GRASSO CORAGGIODALEU PISAcon i promotori di #coraggiodaLeU.
 
E’ difficile restituire su un blog il clima e l’entusiasmo di questo incontro, ma vogliamo provare almeno a fermarne nella memoria alcuni tratti salienti, a partire dall’intervento introduttivo che Bruna ha fatto, per raccontare come e perché un gruppo di persone, sparse in varie zone di Italia, hanno deciso di provare a fare qualcosa perché LeU nasca davvero e sappia intercettare la voglia di partecipazione e buona politica che incontriamo nei nostri territori.
Per chi avesse un po’ di tempo ed anche la curiosità di capire cosa ci siamo detti, mettiamo a disposizione le videoregistrazioni degli interventi

Grazie senatore Grasso.
Grazie per avere accolto il nostro appello forte e sincero a proseguire senza indugi e con determinazione  sulla strada della costituzione di Liberi e Uguali in soggetto politico compiuto.
È stato affidato a  me, dal gruppo dei promotori iniziali,  il compito di raccontarle la genesi dell’appello #coraggiodaLeU , appello di cui lei ha colto lo spirito costruttivo, di incoraggiamento dalla base  fin dal suo primo apparire, quando in un giorno ha raccolto 1200 firme, fino alle quasi 5000 di oggi.
intervento bruna diniIo  mi chiamo Bruna Dini e sono tra coloro che quel l’appello ha pensato, voluto, scritto.
Siamo  un bel gruppo di persone diversissime per formazione ed età, impegnate a vario titolo in politica, per lo più provenienti  dalla sinistra del Pd, raccoltesi inizialmente sul NO al referendum alla riforma costituzionale, momento che ha rappresentato la cesura con l’esperienza del PD. Anche lì fu un appello che chiamammo  “il NO di chi vuol bene all’Italia” a farci incontrare. Alcuni sono qui, sono venuti i compagni di Pavia con altri firmatari di Bergamo, di Milano, di Genova  e sono sicura ci siano altri che magari non conosco ma che si sono presi la briga di venire fino a qua da fuori.
Non siamo movimentisti. Senza niente togliere a quel tipo di importante  dinamica sociale, siamo persone integrate nel sistema, dirigenti si può dire, con una parola un po’ vaga ma efficace.
Molti di noi promotori sono stati candidati per LeU il 4 marzo, tutti ci siamo spesi come militanti attivi nella campagna. Il risultato è stato quello che è stato, ne abbiamo analizzato a fondo in più occasioni i motivi del fallimento.
Ma credo di potere affermare che l’esperienza comune in campagna elettorale, che la provenienza  fosse da Sinistra Italiana, Possibile o Articolo1, è stata quella di avere visto con gli occhi e toccato con mano il forte bisogno di politica e di sinistra proprio dopo un decennio di crisi economica che avrebbe dovuto essere il terreno più fertile per quella parte.
Un bisogno che si era ripiegato, defilato dall’amarezza della impossibilità di qualsiasi agibilità politica negli spazi costituiti.
Abbiamo incontrato persone che chiedevano finalmente politica seria, concreta, sui temi, sul pezzo.
Abbiamo incontrato un popolo smarrito che chiedeva quello che non trovava più, innanzitutto occasioni per  analisi profonde e competenti.
Quel popolo che, qui sta il bello,  restituiva  altrettanta profondità di analisi e competenza e cercava da tempo lo spazio  per farlo dopo il vuoto del renzismo e della politica ridotta a esercizio di potere impermeabile al confronto. E soprattutto dopo il tradimento del progetto di Italia Bene Comune, sul quale erano stati raccolti i voti che hanno consentito poi a Renzi di governare su proposte  proprie anche così lontane da quel progetto.
Dopo il 4 marzo abbiamo atteso a lungo, nella dissonanza delle posizioni delle aree confluite nella lista, che si cominciasse concretamente  a parlare di un soggetto unico che facesse sintesi di quelle esperienze e punto di ripartenza
E poi finalmente salutato con grande favore l’indirizzo, per alcuni di noi anche inatteso, dell’assemblea del 26 maggio verso la costruzione sistematica di un’alternativa che fosse la possibile risposta a cittadini impoveriti, impauriti, privati di diritti che parevano conquista fatta e finanche presi in giro, cittadini  che con il voto avevano rivolto altrove le loro speranze.
Quel favore è venuto  senz’altro  dalla forte e chiara assunzione di responsabilità rispetto agli  errori compiuti ma anche  dalla consapevolezza del  deserto che circonda ogni ipotesi  di alternativa al quadro di governo che poi si è delineato.
Ebbene il 26 di maggio dopo tante frustrazioni, pur comprendendo le diverse sfumature nell’approccio delle varie componenti, abbiamo accarezzato la chance di rimetterci in cammino insieme verso un partito vero, come abbiamo più volte assicurato che avremmo fatto  a quel popolo senza più un riferimento  incontrato in campagna elettorale, a quel milione e oltre di cittadini che ci hanno dato fiducia.

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Poi come spesso accade sono inattesi elementi esogeni a disvelare rischi, incrinature o in questo caso il grado di convincimento nella  partita.
Vero che il momento era grave ma la prima reazione  di alcuni autorevoli  esponenti del nostro gruppo dirigente nazionale  all’ipotesi di un repentino ritorno alle urne è stata sconfortante. Chiamato in vari modi ma molti hanno accarezzato l’idea  di un fronte comune contro i populisti che mettesse insieme le forze moderate, governative, cosiddette responsabili contro i barbari alle porte.  Una ipotesi di fronte che sarebbe andata da noi  al PD e financo a Forza Italia, per altro dando finalmente corpo alle intenzioni vere e a lungo perseguite di queste due forze.
Senza uno straccio di pensiero  sulle ragioni profonde di una sconfitta epocale, senza avvertire la necessità di un cambio di passo,  di dirigenza, di parole d’ordine. Senza un minimo di coscienza, mi calo un attimo in questo fronte, specie da parte del PD, delle responsabilità enormi che porta sulle spalle per la disfatta cui è andato pervicacemente incontro da subito dopo l’exploit e l’apertura di credito delle Europee fino alla débâcle conclamata di ieri che ha visto anche Pisa la rossa, la civile, la dotta capitolare assieme a Siena e Massa,  solo per restare in Toscana.
Un partito, spiace dirlo, morto.
Abbiamo definito  quell’eventuale fronte una operazione suicida e inviato simultaneamente via mail ai dirigenti e parlamentari un primo appello battezzato, credo felicemente in una veloce operazione di brain storming, #coraggiodaLeU.
Poi un governo ha visto la luce, consentitemi di non parlare di questo,  e abbiamo pensato che sussistessero invece ancora tutte le ragioni di un forte impegno verso il partito di Liberi e Uguali e che potesse essere utile a questo fine condividere la petizione sulla piattaforma change.org.
Un partito della sinistra contemporanea che semplicemente non c’è, che non dà la colpa agli elettori, capace di fare i conti con i profondi mutamenti sociali di 10 anni di crisi, con una globalizzazione mal governata, con finanza e mercati che  operano sulla testa di popolo, democrazia e consenso a velocità vertiginose  nelle decisioni e comunicazioni perché il capitale ha necessità di remunerarsi più di quanto noi comuni mortali non si abbia la necessità quotidiana di nutrirci.
Un partito del lavoro che si sforzi di coniugare la sua creazione, conservazione e tutela con lo sviluppo costante di  piattaforme che rovesciano sistemi consolidati.
Un partito che non istighi alla guerra tra gli ultimi agitando la paura ma che provi con la conoscenza e il dialogo a coniugare sviluppo diffuso e solidarietà, accoglienza e integrazione.
Un partito che viva la tutela dell’ambiente come missione e come occasione di sviluppo.
Un partito che pensi alla scuola e all’università come investimenti ineludibili in capitale umano e saperi e che crei le condizioni per non gettare soldi né soprattutto  deludere le legittime aspettative di futuro dei giovani.
Un partito che riveda l’idea di Europa e provi a riportarla, anche grazie ai rapporti con partiti europei della stessa ispirazione,  allo spirito iniziale, quello di un continente che finita la guerra avverte la necessità di uno sviluppo economico in comune ma anche di un’idea di comunità dove la salute, l’istruzione e il lavoro sono diritti fondamentali.
Un partito quindi che prima di pensare a possibili alleanze deve impegnarsi a fondo sulla propria identità, sulla propria necessità, sul proprio radicamento tutto da ricostruire.
Ecco, in queste caratteristiche abbozzate a me non pare onestamente di vedere posizioni distanti o possibili motivi di attrito tra ArticoloUNO e Sinistra Italiana e neppure dai tanti di Possibile che questa avventura vogliono intraprenderla anche se la nuova segreteria ha scelto di non esserci.
Una cosa bella dell’appello, della quale siamo fieri e l’avere raccolto la fiducia di tanti senza chiedere né chiederci di distinguerci per provenienza.
Ora Senatore Grasso noi le chiediamo di farsi garante dell’impegnopietro grasso a pisadi costituire il partito Liberi e Uguali senza ulteriori attese, con i  tempi indicati nel dispositivo approvato il 26 maggio. 
Le chiediamo di fare sì che le adesioni ma soprattutto la discussione venga avviata,  che si attivino le migliori intelligenze e competenze al servizio di quel profondo studio di cui la società e il paese hanno bisogno.
Noi ci siamo per sostenerla in questo compito. Chiediamo però una forte autonomia di Liberi e Uguali da quello che c’è e anche da quello che siamo noi ora.
Le chiediamo anche lo sforzo di fare incontri come questo in giro per l’Italia per incontrare i firmatari, i primi se mi permette  in Lombardia ed Emilia Romagna da cui provengono, oltre che dalla Toscana, la maggior parte dei promotori.
Le chiediamo attenzione nella composizione del comitato promotore che è di prossima presentazione perché sarà il volto del partito a venire. Si può essere della partita in tanti modi tante sono le cose da fare.
Sia un comitato aperto a facce ed esperienze nuove, a persone con una loro statura e riconoscibilità sociale indipendente da un ruolo politico,  chi un ruolo lo ha già faccia generosamente un passo di lato.
Noi ci siamo. Con rispetto e passione sincera.
Ma soprattutto con coraggio.

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#coraggiodaleu

Crediamo in Liberi e Uguali. Per davvero!

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